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Interferenti endocrini e fertilità: il BPA

Sono ormai diversi anni che si conoscono gli effetti negativi che il BPA ha sulla salute umana. Più recentemente, da alcuni decenni, si sta concentrando l’attenzione sulla sua influenza negativa sulla fertilità femminile. Se avete intenzione di avere una gravidanza, se avete difficoltà a rimanere incinte o state seguendo dei protocolli di PMA (fecondazione medicalmente assistita) uno dei primi punti da tener presente è la riduzione dell’esposizione a questa tossina.

Che cos’è il BPA e dove si trova?

E’ definito precisamente bisfenolo A ed è presente nella plastica dei contenitori utilizzati per conservare cibi e bevande, degli utensili della cucina, nelle lattine, negli scontrini fiscali (ebbene si) e in tanti altri oggetti. La cosa buffa è che fu studiato per la prima volta,negli anni 30′, dalle aziende farmaceutiche che erano in cerca di una sostanza che avesse azione simil-estrogenica da utilizzare durante le terapie ormonali. All’epoca fu scartato perchè considerato poco potente e da allora lo ritroviamo un pò ovunque nei contenitori con cui entriamo in contatto giornalmente.

E’molto facile entrare in contatto con il BPA:

  • tramite cibi e bevande a contatto con esso, dopo rilascio di quest’ultimo per diversi motivi (danneggiamento della plastica a contatto con cibi caldi o acidi, dopo riscaldamento al microonde, dopo lavaggio con acqua calda o detersivi aggressivi);
  • tramite la pelle (è il caso degli scontrini fiscali, che maneggiamo quotidianamente).

In pochissimo tempo entra in circolo e arriva ai tessuti, dove esercita una serie di effetti negativi per la salute umana.

Come influenza la fertilità?

Siamo esposti continuamente a questa sostanza tossica e sono stati infatti riscontrati livelli alti in moltissime persone.

Viene definito come endocrine disruptor (interferente endocrino), in quanto ha un’azione simil-estrogenica e va ad alterare il sistema endocrino umano.

Per quanto riguarda la sfera della fertilità nello specifico, causa:

  • riduzione dei livelli e dell’azione degli estrogeni
  • alterazione dei livelli di testosterone, ormoni tiroidei e insulina, tutti ormoni coinvolti nell’ambito della salute riproduttiva.

Inoltre, è stato riscontrato tramite diversi studi scientifici (tra cui possiamo annoverare quello del 2012 dell’Harvard School of public Health) che i suoi effetti sono maggiori e molteplici:

  • riduce la qualità delle cellule uovo, in quanto aumenta le aberrazioni cromosomiche a cui vanno incontro durante la maturazione (la fase più sensibile a questa sostanza è quella finale, quindi poco prima dell’ovulazione, durante la quale è stato riscontrato che un’esposizione al BPA ha conseguenze notevolissime)
  • arresta la maturazione di molti ovociti, essendo tra le cause dell’anovulazione
  • sarebbe responsabile di un maggior tasso di aborti spontanei
  • riduce le possibilità di attecchimento uterino, rendendo l’utero un ambiente ostile per l’embrione
  • riduce il tasso di successo delle PMA, determinando minor numero di ovuli prodotti dopo stimolazione e di minor qualità, minor numero di embrioni fecondati e bassa possibilità di impianto dopo il transfer.

N.B.:

  • l’effetto dell’esposizione al BPA aumenta in caso di riserva ovarica scarsa, situazione solitamente presente con l’avanzare dell’età.
  • donne affette da PCOS risentono maggiormente di questo interferente: è stato osservata la presenza di maggiori livelli nelle urine di queste donne ed è stato riscontrato che il BPA aumenti l’insulino-resistenza, porti ad incremento dell’insulina e degli androgeni, tutti cambiamenti ormonali e metabolici alla base della sintomatologia classica della PCOS. Quindi queste donne dovrebbero stare ancora più attente!

Ovviamente l’esposizione a questa tossina deve essere ridotta al minimo in tutte le donne in cerca di gravidanza, sia perchè abbiamo visto quali alterazioni causi sul sistema riproduttivo sia per gli effetti negativi che il BPA ha sulla salute del feto (in particolar modo sul sistema nervoso centrale). Anche se rimanete incinte, dovete continuare, a maggior ragione, a fare estrema attenzione, in quanto il feto non è capace di smaltire questa sostanza e subisce, quindi, un maggior accumulo nel corso della sua vita intra-uterina.

Quindi, cosa si può fare per ridurne l’esposizione?

Bisogna ridurre al minimo l’esposizione al BPA e fortunatamente i suoi valori scendono rapidamente dopo alcuni semplici accorgimenti. La finestra di tempo necessaria affinchè si abbiano effetti notevoli è di circa 3-4 mesi, il tempo che un ovulo impiega per arrivare a maturazione e dare ovulazione (lo sapevate?). Però, meglio tardi che mai.

Veniamo al dunque:

  • bisogna eliminare la plastica dalla cucina, soprattutto quella riciclabile a base di policarbonato
  • meglio evitare i contenitori di plastica definiti BPA-free, poichè hanno un’alta probabilità di presentare altre sostanze chimiche, interferenti in egual modo
  • comprare contenitori di vetro per conservare il cibo cotto, fresco; utilizzare utensili di ceramica o legno o acciaio inox
  • attenzione al cibo in scatola, perchè il rivestimento delle lattine rilascia BPA, soprattutto se a contatto con cibi acidi (pomodoro e frutta); quindi preferire cibi freschi o congelati o contenuti in contenitori di vetro
  • quando fate la spesa, spostate subito i cibi nei vostri contenitori, così da ridurre al minimo il contatto
  • quando toccate gli scontrini, lavate le mani, soprattutto se dovete mangiare.

Ci vuole un pò di impegno all’inizio ed un piccolissimo investimento economico, ma ne vale la pena se il tutto è correlato alla vostra fertilità.

Dott.ssa Arianna Izzo

Fonte: Tutto comincia dall’uovo di Rebecca Fett

Fonte immagini: pinterest

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